
…Case vicoli palazzi,
Perché Obama e Berlino funzionano così bene insieme.
Che cos’ha Berlino che i progressisti e sognatori d’America e di tutto il mondo ci si vanno a far benedire? Cosa rende forte la visita di Obama a Berlino tanto che – grazie ai media e ad Internet che ci danno immediata la portata dell’evento - quella visita è già un’icona storica anche se è passato solo un giorno?
Berlino ha un fascino cui è difficile resistere. Obama ha un fascino cui è difficile resistere. Entrambi possiedono il fascino - e il carisma - della Storia. Sono entrambi “hot spots” geopolitici, punti caldi in cui si è concentrata la tensione storica e umana in senso lato.
I nodi del futuro passano anche da lì - da un uomo ed da una città - perché l’umanità che vive nelle città si nutre di immaginario pieno di speranza e vuole buttare il cuore oltre l’ostacolo. E’ importante farlo dopo tutto il male ingoiato e interiorizzato proprio in città in questo nuovo millennio.
Zygmunt Bauman ha dedicato parte della sua sconfinata opera sociologica ad analizzare il rapporto tra uomo e città, e le paure e speranze che vi si annidano. Qui però il parallelo tra “uomo Obama” e “città Berlino” lavora a livello meno sociologico e più visivo e psicologico.
La potenza dell’immagine risiede in un improvviso balzo che essa ha fatto, come se la percezione dell’immagine di Barack Obama fosse cambiata alla sola esposizione dello stesso a un’atmosfera diversa da quella degli Stati Uniti. Obama è andato a trovare la vecchia zia in Europa. Obama che ha studiato e che è diventato grande e che ora prende sua zia per mano.
In Berlino l’incedere maestoso dell’architettura moderna che si mischia con quella passata, il solido carattere tedesco e l’atmosfera cosmopolìta danno alla città aperta un carattere fortemente globale, sicuro di sé, aperto alle sfide geopolitiche. In Obama quello che si nota subito è il carattere volitivo, la storia che egli rappresenta (da cui proviene), la nuova visione del futuro e il mix tra storia dei neri d’America e i Kennedy (direi, per eccellenza e paradigma, i “bianchi d’America”).
I segni forti della storia che porta su di sé e il fatto di essere in una posizione geopoliticamente strategica (anche ora, non solo fino a che è rimasto in piedi il muro), rendono Berlino un mausoleo in ricordo del tragico secolo corto appena trascorso ma, allo stesso tempo, le danno quella connotazione di speranza nel futuro a cui ognuno di noi vuole (si vuole!) fortemente credere.
Obama ha un fascino a cui non si può resistere “perché Barack Obama è un sogno”. La sua figura si associa al superamento di questa fase storica altamente tragica e dolorosa (per la quale Karl Kraus non avrebbe nemmeno mosso un passo ma avrebbe soltanto taciuto) ed al superamento di barriere tra popoli ed etnie. Muri ovunque, nella testa della gente e nella pratica politica. In Italia, detto per inciso, gli effetti del 2008 arriveranno nel 2015, se saremo veloci nel recepirne la portata e abbattere i muri che ci dividono quartiere per quartiere, casta per casta.
Abbattere i muri è un compito pressoché insormontabile ma – ricordiamolo - Obama ha dalla sua parte la forza di crederci davvero. Un ingenuo credo nel futuro che implementa davvero la semplice frase “Yes, we can” con il quale ha portato avanti la sua campagna. Sì. Possiamo dimenticarci di Bush, di suo padre, della campagna per il petrolio e - in mezzo - dei peccatucci di forma di Bill Clinton. E dimentichiamoci pure di Hillary Clinton, che francamente ha condotto la sua campagna presidenziale con troppa supponenza (leggasi: come se fosse già eletta.
E poi iniziamo a costruire un mondo migliore: il compito è difficile ma ampio è il suo mandato. Certo, l’ostacolo McCain non è ancora superato, ma cos’è McCain a confronto con la Storia?
Berlino lo aspettava. Obama vi si è recato.
Forse un sogno proibito, ma comunque irresistibile.
Impressioni personali sulla città.
Sono stato a Berlino nel 2002 con Cristiana. Eravamo ospiti di Rainer e della sua famiglia. Una settimana in cui abbiamo girato in lungo e in largo la città con le U-Bahn e, più raramente, la S-Bahn. Il centro Sony, il Reichstag, Kurfurstendamm, la Gedächtniskirche, l’Insel piena di musei, il Kunsthaus Tacheles, l’Unter den Linten, la Fernsehturm, il quartiere turco a Kreuzberg, la Martin Gropius Bau e quella meravigliosa e tragica distesa di palazzi a est di Alexanderplatz in cui corrono i tram gialli e bianchi. I suoi parchi e gli alberi che invadono tutti gli anditi. Il grandissimo cimitero ebraico che è uno dei più grandi d’Europa, con tombe di pietra nera risalenti al diciottesimo secolo. Conservo di Berlino un vivissimo ricordo. E’ un casto cantuccio della mia memoria.
“Ich bin ein Berliner”, pacatamente.
Links su Berlino:
www.berlin.de/english/
http://www.visitberlin.de/index.en.php?
http://en.wikipedia.org/wiki/Berlin
http://www.flickr.com/search/?q=berlin