venerdì 29 agosto 2008

Internet e la lettura




Come potete vedere nella mia libreria virtuale arrivo alla bella cifra di 6 libri tra quelli in lettura e quelli - non iniziati - che ho sul mio "comodino virtuale" (e che quindi attaccherò fra breve). “Arcipelago GULag” sarebbe il settimo ma a questo punto temo di non terminarne la lettura, vista la sua mole e il rumore bianco provocato da tutti questi nuovi arrivi. Peccato, in un certo modo, l’attitudine internettiana di aprire molte pagine falcidia la mia capacità di concentrazione sui testi lunghi.

Chi ha un account su LinkedIn puoi unirsi al mio gruppo “ANobii – The Fellowship of the book” tramite il quale vorrei parlare con voi di letteratura in genere e indicare gruppi interessanti che trovo nella mia navigazione su aNobii.


See you there!

giovedì 28 agosto 2008

Il dilemma dell'hamburger


In che razza di vicolo cieco si è infilata l'economia?


Stasera, richiudendo la confezione dei panini guarniti di sesamo adatti per prepararsi un hamburger, leggo di fianco alla data di scadenza la seguente frase: "Può contenere tracce di sesamo". Può contenere tracce di sesamo un prodotto con sopra semi di sesamo?

Cos'è? Uno scherzo o l'onda lunga della legislazione maastrichtiana in materia di agricoltura e alimentazione?













OT: ho iniziato a leggere "Zero comments. Teoria critica di Internet" di Geert Lovink (edito in Italia da Bruno Mondadori). Una lettura molto stimolante sugli scenari in cui si muove la famosa rivoluzione del Web 2.0. Assolutamente da leggere (mi riservo di parlarne in seguito).

La Storia si tinge di russo

L'umanità ha fatto un gigantesco balzo, dopo la seconda guerra mondiale. Anzi, proprio anche grazie alle due guerre, ricerca scientifica e sviluppo industriale sono stati stimolati. L'immensa rete elettronica mondiale di cui disponiamo deriva da un'applicazione di difesa militare americana (ARPANET) realizzata quarant’anni fa.

Nel tragico ventesimo secolo, l'umanità ha costruito un gigantesco meccanismo di comunicazione: mentre si è reso potente il mezzo di comunicazione, il messaggio si è di molto affievolito. Il dominio del mondo ha assunto forme tragiche (si pensi alla Germania di Hitler e alla Russia di Stalin, per citare “casi classici”) con picchi di assoluto orrore. Gli umani si sono stancati di guerra e sono disillusi sul futuro. Un certo pessimismo sociale e un ricorso a barriere tra categorie sociali e culturali permeano l’agire politico. L'umanità sta tornando alle credenze popolari e ai valori della fede, qualunque forma essa prenda. Una sorta di attaccamento morboso a qualsiasi cosa ci aiuti a dare un senso alla vita (mentre probabile che non ce l’abbia, a sentire Paloma
).

La vecchia fede nel progresso si è rivelata vana, ora si cercano segni di un’intelligenza superiore e, man mano che la ricerca procede, si ravvivano vecchie differenze: ecco gli indù che uccidono i cristiani. Il trend della localizzazione dei conflitti è servito. Ritorna il vecchio ”piccolo mondo” da conquistare pezzo per pezzo. Ascoltando il Papa che ieri invocava lo stop alla violenza in India
, in realtà mi sembrava di sentire un capo di Stato Maggiore che cercava di rafforzare le posizioni delle sue truppe sul fronte di guerra.

Ciascuno a suo modo mostra di credere in qualcosa e si organizza per che gli altri credano nella sua istituzione, nella sua nazione o nel suo dio. Ad esempio negli Stati Uniti l’ormai cessato PNAC (Project for the New American Century)
credeva nella supremazia dell’America (dell’Amerika?). Ora che questo “think tank neoconservatore” ha smesso di funzionare, mi chiedo dove possano essersi infiltrati i suoi membri che hanno dato una solida base d’azione politica al petroliere texano. Perché sicuramente i singoli membri del PNAC non hanno certo smesso di pensare alla supremazia di (una certa) America (quella dei WASP, per intenderci…). Forse si sono riciclati in strutture paragovernative e paramilitari e stanno lavorando per minare le basi della credibilità internazionale di Barack Obama come presidente degli USA.
In questo senso, scavalcati dalla Storia che li ha messi in un angolo, i falchi imperialisti americani tenterebbero di scavalcare il “senso storico” sostenendo la tensione nell’area caucasica e dando corda alla Russia nel disperato tentativo di far cadere Obama nel tranello.

Giocano pesante, perché tutto ciò ben si accorda con la visione di un Putin che vuole rafforzare le posizioni sue e della (Santa) Russia dopo vent’anni di debolezza e ristrutturazione, in vista del nuovo assetto che vede Cina e India terre emerse del capitalismo. Il piccolo zar (ma è poi tanto piccolo?) in politica internazionale va forte, negli affari interni ancora di più: è colui che ha ridato orgoglio all’intera nazione. Verrebbe da dire “corri e fottitene dell’orgoglio… ne ha fregati più lui del petrolio”, la citazione del Blasco è incongruente: di orgoglio si può perire, per orgoglio ci si può scontrare. Alla fine del gioco, non cadrebbe solo Obama nel tranello ma l’America intera. L’asse internazionale si sposterebbe sull’EurAsia, anzi, sul fronte sino-russo e Putin sarebbe il signore di tutte le Russie (quante diventerebbero, stavolta?). Ma, come dicevo una volta
, forse i “suprematisti americani” proprio questo cercano: uno "scapegoat" a cui accollare la colpa del crollo dell’Impero Americano, perché è abbastanza evidente che esso è al tracollo.

martedì 26 agosto 2008

I’m still an unplugged mind

(To fly a kite)


Che fatica rientrare nel vasto vortice internettiano. Ieri ho dato il primo sguardo che è stato subito accompagnato da una sensazione di vertigine. Mi sono domandato come sarei potuto rientrare in quel vortice. Mi pare un treno in corsa su cui è difficile rimontare (ma forse in qualche punto si fermerà per farmi salire). In compenso conservo qualche immagine di questa vacanza unplugged:


- Il completamento dell’Upload di China 2.0 nel mercato capitalista mondiale.


- La conferma che il trend geopolitico è "dal grande al piccolo" e "dall’interventismo americano alla diplomazia europea" (ampio e variegato è lo spettro di significati di "diplomazia", ma qui c’è da fermare l’orso russo dando credito agli stati ex-satelliti sovietici. Quanto ci costerà?): non più terrorismo internazionale e relative risposte militari ma conflitti su "scala regionale" e – soprattutto - per il dominio sulle risorse reali e non sulle anime.


- Un nido d’uccello pieno di virus "letali" al sistema fossile sino-comunista: africani con le mani sul fondo e caraibici volanti , ungheresi cattolici (prima di lanciare il disco si segnano) e vecchi chitarristi inglesi (prima di lanciare un disco si dopava?), batteristi americani e russi di nuovo nello spazio. Cinisellesi dal pugno pesante.


- Che cosa avremo imparato in più della Cina da queste Olimpiadi? L’estetica del piede piccolo; che per illuminare una città intera si mettono al buio 10 province; le macerie di un terremoto sotto il tappeto mediatico.


- Ho l’impressione che i volontari cinesi fossero dei "volontarizzati" (per carità! per forma mentis e non certo per costrizione); che Beijing 2008 sia stata – geopoliticamente parlando - una ciliegina rossa su una torta di mucca. Non parlo di valori sportivi (quelli secondo me se la sono cavata bene) ma di valutazioni socio-politiche sull’intera faccenda. Che cosa succederà nel buio immediato provocato dallo spegnimento dei riflettori?


- In Italia: la sicurezza delle città e non quella delle strade e autostrade.


- A Parigi: La forte sensazione di affinità con Madame Michel, rue de Grenelle 7


- Arcipelago GULag.


- Il mare e la collezione di Urania al banchetto dei libri sul lungomare.


- Un aquilone che vola nel cielo e la mia famiglia unita.





Buon ritorno, allora.

lunedì 25 agosto 2008

Decisamente un lavoro di concetto


( Cartoon taken from http://www.newyorker.com/ that contains a tale worth to be read)




Drrriiiiin. Drrriiiiin. Sollevo il ricevitore.

“Pronto?”

“Sì, Sono io”

“Sì”

“U-Uhm”
Click Click

“Ok. Vai!”

Click
“Ok”

“A posto. Ciao.”

Questo è stato il mio impatto lavorativo post-ferie dal cliente.

venerdì 8 agosto 2008

Stacco

(more...)

Stacco dal mio blog, per un po’.
Con tanti saluti a De Coubertin,il solito dilettante cinesista.

Oggi ho trovato il librettino che mi accompagnerà durante lo scorcio di estate che rimane (e forse anche oltre). Parla di eroi, sistemi politici, repressione e di delazione. Mi piace l'idea che l'edizione che ho in mano sia divisa in tre isole, perchè il libro parla di isole anche se non è un libro di geografia. Oppure sì, come ebbe a dire l'autore stesso nella premessa: "[...]Questo Arcipelago s'incunea in un altro paese e lo screzia, vi è incluso, investe le sue città, è sospeso sopra le sue strade, eppure alcuni non se ne sono accorti affatto [...]".


Aldilà di date e luoghi, in quest'altro punto - una nota a pagina 29 dell'edizione italiana (12.a ristampa, a cura di Mondadori) - sembra rieccheggiare una situazione simile a quella italiana di oggi. Aleksandr Solzhenitsyn scrive

" Se... se... ci è mancato l'amore per la libertà. E, ancor prima di questo, la coscienza della reale situazione. Ci siamo esauriti nell'unica irrefrenabile fiammata dell'anno diciassette, dopo di che ci siamo AFFRETTATI a sottometterci, ci siamo sottomessi con PIACERE. (Arthur Ransone descrive un comizio operaio a Jaroslavl' nel 1921. Membri del Comitato centrale erano giunti da Mosca per consultarsi con gli operai riguardo alla sostanza della disputa sui sindacati. Il rappresentante dell'opposizione, Ju. Larin, spiegava agli operai che il loro sindacato doveva fungere da difesa contro l'amministrazione, che essi avevano conquistato certi diritti che nessuno aveva il diritto di violare. Gli operai rimasero perfettamente indifferenti, NON CAPIVANO da chi mai dovessero difendersi e quali altri diritti occorressero loro. Quano invece parlò il rappresentante della linea generale e inveì contro gli operai per la loro mancanza di disciplina e pigrizia, esigendo sacrifici, lavoro straordinario non retribuito, limitazione negli alimenti, sottomissione da militari all'amministrazione di fabbrica, il discorso suscitò l'entusiasmo del comizio e applausi. ) Abbiamo semplicemente MERITATO tutto quanto seguì. "


Nota di redattore: ho citato la voce Wikipedia in inglese non per snobismo ma perchè quella in italiano contiene solo il sommario dei tre libri e poco più.

giovedì 7 agosto 2008

That’s all folks(onomy)

( la folksonomia provata sulla mia pelle )

Ci ho messo più di un’ora per fare ordine tra le etichette dei miei post. Un’ora per diciotto post. Dovrei dire “avere ragione delle etichette”, come quando s’inizia a potare una siepe fuori controllo. Alla fine – forse – ce l’ho fatta.

Per carità, le etichette sono una gran cosa ma vanno usate assolutamente con criterio e giudizio. Non dico di bloccare le etichette in una rigida tassonomia perché in essa sono evidenti pericoli di lasciarsi sfuggire la realtà liquida di un mondo in continuo cambiamento. Solo è necessario bloccare sul nascere la dilagazione delle etichette perché altrimenti perdono il loro significato di guidare il lettore che voglia scegliere. Perché la scrittura del web implica due cose con le quali si deve fare i conti: la vendibilità e l’immediatezza. Con buona pace dei puristi o, come dice Giovagnoli, degli “umanisti del terzo millennio”. Un catalogo di etichette confuso e troppo lungo non è una buona pubblicità per il blog che ne è - in qualche modo frettoloso e impuro – etichettato.

Bisogna guidare le etichette. Ha più senso averne meno ed usarle a coppie (a terne, a quaterne) in modo che i post possano apparire sotto più etichette. Ma non si deve disseminare di etichette il post, per non avere un fuorviante codazzo di etichette.

Mi sono chiesto quali possono essere regole sagge per creare “etichette intelligenti”. Regole mie, naturalmente.

Una prima che mi viene in mente è di evitare i nomi propri di persone, ma piuttosto utilizzare nomi di posti, reali o immaginari, capaci di evocare posti dove le cose stanno o succedono. Una sorta di “categorizzazione spaziale”. Considero nomi di posti i nomi di social networks, di siti ma anche quelli delle ditte che ho avuto l’occasione di citare. Considero nomi propri anche i titoli dei libri che ho citato. Segati. Per andare nel dettaglio di autore e titolo, si possono sempre usare Twitter, i posted items di Facebook o altri tra gli “anta” strumenti presenti in rete.

Una seconda regola: niente aggettivi generici. Avevo farcito di aggettivi generici ma mi sono accorto che non funzionano e non significano niente lasciati penzolare nella sezione “Etichette” del mio blog. Così li ho tolti.

Una terza regola (un po’ figlia della seconda): mai innamorarsi di una parola che è citata all’interno di un post e usarla come etichetta. Potrebbe essere fuori tema.

Una quarta regola è: usare sostantivi sostanziosi, che riescano ad acchiappare chi sta scorrendo le etichette. Insomma, dei brand che creano l’atmosfera.

Sono andato a cercare illuminazione nella grande nuvola.
Ho trovato un sacco di link.


Spigolando tra di essi, riporto qui:

- Da wired.com, un articolo divulgativo sulle etichette.

- Da tomgruber.org, con la sua Ontology of Folksonomy

- Da personalinfocloud.com le interrelazioni tra etichette e utenti che le hanno create.

- Dal blog jopx.blogspot.com altre idee e link utili.


Forse non è più vero quello che ha detto Caterina Fake, co-fondatrice di Flickr
: “Le etichette sono forti ma la cosa difficile è convincere le persone ad usarle”. Sono passati circa tre anni dall’inizio dell’era folksonomica. La frontiera ora si è spostata dall’aspetto quantitativo a quello qualitativo. Almeno per me. Le mie etichette ora mi piacciono e forse sono più efficaci.

Le regole che ho citato mi sono venute in mente pensando alle etichette che ho segato. La regola ad alto livello è: migliore è la scelta dell’etichetta, maggiore sarà la possibilità che altri post “ci finiscano sotto”. Col tempo le etichette da una botta e via - ma pur sempre ragionate - staranno comunque sotto a quelle che prenderanno il largo e caratterizzeranno la maggior parte dei vostri post. Se le ordinate per frequenza di utilizzo, entrambe le tipologie (“una tantum” o frequenti) faranno parte dell’immaginario che vorrete fare passare dalla colonna delle vostre etichette, ma senza disperdere l’attenzione del lettore internet che guarderà le prime in classifica (anche per farsi un’idea del tipo di blog e dei temi trattati). Quelle più in basso nella lista mostreranno i luoghi che avete toccato e forniranno il “mondo delle idee” su cui si poggiano le più frequenti.

Buona etichettatura.

mercoledì 6 agosto 2008

Networm.Win32.Koobface.a, Networm.Win32.Koobface.b, …


Due varianti di un nuovo worm pronte a colpire MySpace e Facebook. Lo dice il Kaspersky Lab.

Le due varianti del worm trasformano le macchine attaccate in computer zombie per formare botnet.

Le variante “.a” agisce suy MySpace, la “.b” in Facebook. Il risultato è un proliferare di commenti e/o messaggi – del tipo "Paris Hilton Tosses Dwarf On The Street" – ma il vero pericolo arriva dai link a Youtube, dove la richiesta di download dell’ultima versione di Flash Player nasconde un codesetup.exe che porta il worm di Facebook sulle macchine di chi è acceduto da MySpace e viceversa.

Better beware.

The road not shared – L’autostop ai tempi della blogosfera

“I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I—
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.”
(Tratto da “The road not taken”, Robert Frost, Mountain Interval,1920)







Hai bisogno di viaggiare e non sai come fare? Devi fare una lunga tratta? Ecco un sito - roadsharing.com - che ti potrebbe tornare utile.


All’interno del sito la funzione di ricerca
ti permette di vedere i percorsi già inseriti (sia come richiesta che come offerta di passaggio), mentre la funzione di inserimento di aggiungerne.

Il sito funziona anche per percorsi da pendolari.
Questo è “Internet per le persone”.


C'è anche un'area dedicata alla rassegna stampa.

martedì 5 agosto 2008

Vroooooom!


Vi segnalo l'interessante iniziativa ad opera della rivista Quattroruote, dedicata alle automobili la cui pubblicazione ebbe inizio nel 1956.


Il blog è una sorta di Diario del Direttore, nel quale si affrontano i temi più scottanti e quelli più attuali del mondo dell'auto. Una sorta di filo diretto con gli utenti sempre più online. Il look & feel è pulito e diretto, proprio come la rivista ha saputo essere nel tempo.

Il nome del blog, via Mazzocchi 1, deriva dal fondatore della rivista di settore più diffusa in Italia, Gianni Mazzocchi, il quale ebbe a dire "Vogliamo che l'auto diventi per tutti un mezzo per vivere meglio".


La sua era una visione di insieme, capace di accomunare la riviste Domus - capofila della casa editrice - e Quattroruote nel grande obiettivo dell'abitare, del vivere meglio e del sentirsi a casa.


lunedì 4 agosto 2008

Breve percorso nel Cloud Computing.



Spesso nelle lezioni che seguivo all'Università (erano gli anni '90 e Internet era appena sgusciata fuori dall'uovo delle applicazione militari) il Web veniva rappresentato - con brevità iconica - come una nuvola da cui venivano e in cui si perdevano i legami ai sistemi di cui si parlava a lezione. Insomma, là dove ci stava tutto il resto. Un concetto equiparabile a quello della scatola nera.


Per me la nuvola di tutto ciò che stava aldilà del mio computer una volta si materializzò in forma di ragazzone molto alto e arrabbiato. Un tutor della rete bello grosso che avevo insultato bonariamente. Era il sistemista Bolognesi, in realtà volevo prendere in giro un mio amico via chat. Sbagliai utenza di rete a cui indirizzare la celia con il risultato di essere strapazzato per benino.


Tornando a bomba, tutto ciò che c'era oltre un gateway, un modem, un hub era immaginificamente mostrato come una nuvola. Tale nuvola era tutto ciò che era raggiungibile dal proprio computer. Aveva un che di favoloso (a parte il sistemista ben piantato...).


Ora tale nuvola inizia a presentare una fruibilità maggiore da parte dell'utente che si affaccia online: spazio utilizzabile, software easy to use e soprattutto free - ma anche non free - che viene messo a disposizione, facile da usare, direttamente dalla "nuvola di Internet". Un esempio è lo spazio della casella Googlemail che continua ad aumentare senza che l'utente si debba più preoccupare di liberarsi ella vecchia posta.


Un bell'articolo su BusinessWeek spiega quali sono i risvolti pratici del Cloud Computing e di come esso cambierà il mondo dell'IT nei prossimi anni. Le aziende leader nel software si stanno già preparando a sfruttare un mercato che in previsione toccherà il miliardo di dollari (fra un paio di anni!). Infatti la chiave è che i servizi "cloud computing" verranno messi a disposizione a livello di corporation e di interi aree all'interno di esse (l'articolo di Rachael King cita tra le altre le Human Resources).


Per partire ad approfondire l'argomento dopo aver letto l'articolo Rachael King, suggerisco la voce Wikipedia relativa al Cloud Computing. Buona lettura.

venerdì 1 agosto 2008

Cambia la Privacy Policy su LinkedIn


E’ cambiata la Policy sulla Privacy su LinkedIn.












Chi è TRUSTe ?
" LinkedIn is a licensee of the TRUSTe Privacy Program. TRUSTe is an independent, non-profit organization whose mission is to enable individuals and organizations to establish trusting relationships based on respect for personal identity and information by promoting the use of fair information practices. This privacy statement covers the site www.linkedin.com. Because we want to demonstrate our commitment to our users’ privacy, we have agreed to disclose our privacy practices and have them reviewed for compliance by TRUSTe."

Se vi sono domande o dubbi sulla policy, si deve contattare LinkedIn via email all’inidirizzo privacy (at) linkedin.com.

Se non si ottiene risposta soddisfacente, si può contattare TRUSTe tramite il TRUSTe Watchdog Dispute Resolution Process.

Kukuxumusu!


Ieri sera riunione carbonara alla trattoria California di via Ornato.
Discussione accesa, cibo onesto e vino dell’Oltrepò. E Ramino senza eyeliner. Vabbè.

Un lampo nero illumina la serata. “Mio cuggino” Jhonny si presenta, a sorpresa, suscitando un’emozione che non sarà mai da poco. La maglia in sé è un programma. Il cotone è di quelli buoni, e su fondo nero c’è un lupo azzurro vestito da vescovo che arringa tre fedeli… pecorelle.

Fortunatamente all’uscita dalla trattoria noto felice quel
simbolo.

Basta poco per sentirsi meglio. Mi ricordo quel negozio a Barcellona… o due negozi… so che uno era vicino alla cattedrale e l’altro poco oltre Jaume II allontanandosi dalla Rambla con la Calle Ferran, dove al numero 31 avevamo alloggiato la nostra famigliola 1.0 (allora con bimba di 10 mesi). E mi ricordo che siamo arrivati in nave da Genova. Che meraviglioso modo di entrare per la prima volta a Barcellona! La prima notte la squadra di casa (F.C. Barcelona) ha vinto il campionato ed è stato tripudio e macello fino alle 5 del mattino.

Ah, Jhonny! Ah, Barcellona!