martedì 30 settembre 2008
Chi non risica, non rosica
C'è un articolo di Vittorio Zucconi, su Repubblica, che io chiamerei "Il giocatore". La logica è la stessa delle sale da gioco (Dov'è che ho sbagliato? Dove potevo staccare per portare a casa la lira?) ma la sala da gioco è il sistema finanziario mondiale. La logica è quella del rischio. Ora però grossi paduli volano a media altezza (chi si chiede con che cosa fa rima il padulo e perchè vola a metà altezza vada qui).
Per chi aveva un lavoro in quelle scatole di cristallo, i tempi sono duri. Consoliamoci, noi poveracci che non abbiamo mai avuto mezzo milione di dollari di bonus a fine anno. Quello che perderemo noi straccioni è infinitesimo rispetto a quanto perdono.
"E oggi ci guardiamo allo specchio lavandoci i denti alle quattro chiedendoci che mestiere potrebbe fare un prete se un giorno qualcuno dimostrasse che Dio non c'è più."
Ecco l'articolo dello Zucconi.
L’eleganza del riccio
Ieri sera ho finito “L’eleganza del riccio”, di Muriel Barbery. L’ho trovato molto bello. Su aNobii, io ho dato al libro 4 stelle. E se le merita tutte: è un libro ironico che ci aiuta a rinfrescare la nostra visione del mondo. Ci aiuta a riconoscere quanto spesso noi ci fermiamo davanti alle apparenze.L’autrice cala i suoi ragionamenti filosofici (si tratta di un’insegnante di filosofia, dopotutto!) in una storia che è prima di tutto la storia di un giocare a nascondino durato cinque decenni; e poi è la storia della ricerca del senso profondo che regge la vita.
La prima protagonista è una portinaia che legge le edizioni di filosofia Vrin e si fa un mucchio di domande sul mondo ed è attenta ai dettagli dello scibile umano. Ama la vita, ma dissimula per non incorrere nella ghigliottina delle regole sociali. E’ "bloccata" (per più tempo ed altri ragioni, ma mi è venuto in mente il protagonista di “Caos calmo”). Mi viene in mente il λάθε βιώσας, il “Vivi nacosto” di derivazione filosofica greca.
Durante il libro questa sua attitudine al nascondersi viene spiegata e si rivela una scelta di vita ben precisa (e piuttosto “classista al contrario”). Questo libro fonde razionalità e credo popolare in una maniera che mi ha fatto spesso sorridere, soprattutto per quanto riguarda le descrizioni dei tipi sociali che vi albergano. Alla fine, la protagonista si rivela in tutta la sua statura tragica e ironica insieme. Lo fa in un modo che è di un’eleganza pazzesca. Trovo che essere tragico, ironico e elegante sia il crisma degli eroi.
La seconda protagonista è una ragazzina che punteggia di commenti acuti tutto ciò che vede e tutto ciò che accade intorno. La piccola è convinta che non abbia senso continuare a vivere. Alla fine, si convincerà ben di altro ed attraverso il dolore capirà.
C’è un terzo personaggio, che porta la storia al suo punto massimo, che funge da catalizzatore tra le due figure femminili protagoniste e da Deus-ex-machina. E’ finemente descritto, ed è una specie di cameo, di figura retorica del tipo sociale perfetto. L’autrice ha la grazia di farlo derivare da una cultura che fa della finezza e della cortesia i suoi capisaldi. Nel contesto originale di un incontro di anime belle (veramente), il personaggio è plausibile. E viene a dire a Madame Michel che deve vivere.
La levatura incongrua dei personaggi fa piuttosto pensare ad una favola moderna dove vengono trattati i principali temi della vita, con un’ironia che dovrebbe insegnarci tanto. Per questo, come stimolo a una visione diversa – meno stretta? - della vita, questo libro merita molto.
lunedì 29 settembre 2008
Preghiera della sera
.jpg)
Fermo!
Scripta manent.
( Racconto. Liberamente ispirato alla tragica vicenda che copre il periodo dal 16 Marzo al 9 Maggio ’78 ma che riverbera ancora la sua tetra luce verso il nostro tempo )
“Ai confini della realtà tra l’Umbria e le Marche si erge il massiccio del Monte Vettore,il più alto dei monti Sibillini. Appena sotto la cima di quasi 2500 metri c’è una pozza d’acqua che gli ottimisti chiamano…lago… e che si trova a cinque ore di cammino dal più vicino luogo abitato”*
C’è un uomo che cammina nel bosco, con un ritmo così veloce che spesso si rompe in una corsa scomposta e disarticolata. E’ un uomo con una tuta felpata scura, il cappuccio calcato in testa. Dall’alto potrebbe essere scambiato per un monaco laico che si addentra in una terra desolata. La sua presenza in quel luogo è una voce che grida nel deserto. Potrebbe somigliare a chiunque abbia ricevuto abbastanza botte dalla vita da desiderare l’isolamento totale dal mondo, almeno per un po’. Il bosco nero e la peluria degli alberi appena accennata di una primavera tardiva sono resi irreali dalla neve appena caduta, l’uomo si muove su un piano di luce in bianco e nero, abeti e larici più in alto virano nelle tonalità di grigio più metalliche. Sembra uno scenario. L’uomo conosce i trucchi per rendere aperto uno scenario di teatro come se si fosse veramente all’esterno. Sono le luci, sono solamente le luci, talmente beffarde da far apparire una stanza molto più grande; talmente bugiarde da rendere quel tramezzo di un anonimo appartamento di periferia la barriera invalicabile di una prigionia assurda. In più ci si deve credere (o lasciarsi portare a credere) che le cose siano in un certo modo, si deve credere che una stanza divisa a metà sia normale e che l’uomo non sia imprigionato lì, si deve credere in una ricerca superficiale.
Il futile credo della fermezza contro il nemico è il laissez-faire più spinto per eliminare uno scomodo nemico interno al partito. Fuori è diverso, l’uomo è uscito dalla prigionia da un paio di giorni, forse tre, non importa, il tempo ha preso un peso diverso da quanto ha visto a terra i cinque ragazzi della scorta. I suoi ragazzi. L’aria di montagna entra come una lama nei suoi polmoni vivi. Cinquantacinque giorni chiuso in una metà stanza, ma appena prima della catastrofe – l’esecuzione della sentenza del tribunale del popolo - l’uomo ha trovato una via di uscita, anche se essa non è definitiva ma solo una dilazione. In fondo, gli uomini che lo vogliono morto sono dappertutto.
La vicenda resta tragica, un eroe destinato al sacrificio per false ragioni di fermezza e di stato, un coro di voci sdegnose che voltano le spalle alla decenza. Qui l’uomo è all’esterno e la tragedia tende a occupare tutto lo spazio possibile. In prigionia, temeva la porta posticcia del nascondiglio come fonte di guai ma qui è diverso, il pericolo è intorno. La luce è lo scenario, l’estrema apertura che sembra non finire mai, così tanto che dovrebbe coniare un neologismo, apertitudine - o usare il termine inglese openness - per farlo diventare azione, perché apertura non rende, vastità nemmeno, è ancora troppo poco.
- hanno chiamato
- e?
- lasciatelo andare
- non è in condizioni…
- come sarebbe a dire ‘non è in condizioni’
- sì, cioè, sta sbulaccando, dando fuori…
- hanno chiamato e noi non ci possiamo fare granché
Maggio, giorno 9. L’uomo alla cornetta in una via di Roma è della colonna genovese ed è in trasferta per faccende logistiche. E’ lì per trasportare un corpo, ma tutto è già cambiato e ora dovrebbe trasportare un uomo in evidente stato confusionale e lasciarlo libero nei campi. Libero di che, poi, e fino a quando? Il genovese si rende conto che l’uomo è morto comunque. Tanto varrebbe aiutarlo a fuggire e far perdere le sue tracce, prova ad accennare la cosa ma all’altro capo del filo l’altro uomo, da Firenze, si spazientisce.
- non ora, Asse, non ora.
- ne parleremo venerdì
- sì, ma rilasciatelo oggi
Asse, che sta per ‘asino’, si prende cura dell’uomo appena liberato come se fosse un fratello. Il fiorentino ha esagerato, la sua lotta personale contro tutto e tutti – e foraggiata da tutti - ha i mesi contati, sono in gioco interessi molto più grandi di un’utopia armata, la ferocia del potere sta per abbattersi anche su di loro. Ormai Asse si considera un dissociato – perlomeno non pubblicamente, ancora - ma per quanto può si sforzerà di occuparsi del lato umano della vicenda, diventata ormai una questione tutta personale. Al diavolo la lotta allo Stato, al diavolo tutto. C’è un uomo da salvare e non c’è nulla di più importante di questo, qualunque cosa voglia dire, anche un periodo passato in montagna. La vita è fatta di passaggi obbligati per raggiungere gradi più alti di libertà. Se si vuole, è una lotta allo stato anche questa, perché per lo Stato l’uomo deve morire: sa troppe cose e troppe cupole si sono mosse per deciderne la sorte. Asse non riesce a capire perché l’hanno lasciato andare.
“Nel deserto di quei monti impervi si è sviluppata una forma di vita del tutto originale che da molto tempo viene controllata con rigore scientifico applicando un metodo di repressione altrimenti chiamato tutela”*
L’uomo procede salendo, un po’ scomposto, tra gli ultimi scheletri nerastri di alberi appena bardati di foglie che daranno spazio alla scenografia dei pini in breve tempo. Di spalle, si vede che l’uomo ha uno zaino. E’ il periodo a essere sbagliato, troppo presto e freddo per salire agli oltre duemila metri del Monte Vettore. La mèta è a cinque ore di cammino dal più vicino borgo abitato. Al confine tra l’Umbria e le Marche, l’uomo sta procedendo un po’ affaticato ora, ma non è del tutto sprovvisto di mezzi. Roberto, così Asse si è presentato all’uomo, gli ha fornito attrezzature usate ad altre latitudini per combattere il freddo; ed ha condiviso con lui la gravità della situazione. L’uomo ha aderito al programma di fuga in montagna per poter riabbracciare i suoi cari, ma lontano dall’Italia, da questo posto marcio che non ha futuro. Aveva ragione sua moglie, era in pericolo; ma lui era troppo legato allo spirito repubblicano della Costituzione per andarsene.
L’abbigliamento è decisamente tecnico e l’uomo, da politico, ci si sente nuovo ed è una sensazione che lo aiuta a non pensare ossessivamente a quanto gli hanno fatto, ma a guardare avanti. La stessa camminata è una sfida che lui deve affrontare. E’ un mistero che avanza nel bosco, quest’uomo. C’è un’attitudine in lui che lo rende uomo fuggiasco. Lo si capisce da come fiuta l’aria. L’uomo, liberato da ogni legame con gli altri esseri umani, ritrova subito il suo lato più animale, più istintivo. E’ una cosa naturale: la stranezza piuttosto è vivere una vita sociale che è la negazione di istinto e anima, una vita sociale che aliena dal lato naturale del sé. E quanta ferocia in quei legami sociali, quanta vendetta consumata fredda e calcolata. L’uomo pensa al suo collaboratore, quello che all’università pensava di risolvere i problemi del mondo studiando tutto, conoscendo tutto. Ingenuo eppure così convinto! L’uomo sa che non può esserci niente di più sbagliato: non tutti gli esseri umani vogliono conoscere, la maggior parte cerca di dominare gli altri. E’ una lotta continua.
“è da allora oggetto di attenta sorveglianza a garanzia non sempre disinteressata della sua sopravvivenza a rischio di estinzione. Il desiderio […] di uscire dal suo lago per combattere il pensiero dominante è infatti una delle forme più originali di resistenza conosciute…”*
In prigionia si è ricreduto su molte cose, le solide basi della democrazia sono spazzatura, trucchi da imbonitore per mascherare i più sordidi giochi di potere. Anche se ne è stato la vittima più indifesa, anche se è tutta sbagliata, umanamente parlando, ha visto quanto di giusto c’è nella lotta al sistema portata avanti dalle brigate del terrore. E’ giusto che ci sia qualcosa che si oppone ad un sistema marcio e fagocitante la speranza. Giusto additare la disumanità di un sistema che lascia uno dei suoi figli – il più brillante, il più in vista - in mano al nemico per ottenere risultati politici.
E’ codardia scagliarsi contro gli indifesi, ma l’uomo ha visto la codardia del potere, la banalità del lavoro di schiere di burocrati per nulla appassionati al genere umano ma al contrario interessati alla propria misera sopravvivenza. L’uomo ora vuole uscire dal lago scuro delle contraddizioni al più presto, la sua vita ha una direzione di lotta nuova e partigiana. Del sistema l’uomo ha molte chiavi in mano. Alcune nel suo zaino, altre nascoste in posti sicuri. Si prepara ad una vita ritirata di studio e applicazione, di preparazione di strategie rivolte contro il potere. Finché potrà nascondersi lì, l’uomo lo farà, poi andrà via. Asse ha organizzato tutto, i monti Sibillini sono abbastanza impervi per potervi nascondere un uomo. Almeno per un po’, un paio di mesi. E’ una pazzia, forse, ma non è certo stata lasciata al caso. Il sistema ha legami in zone d’ombra da cui Asse può attingere. La lotta continuerà.
“La leggenda narra che il lago di Pilato porti questo nome perché di Ponzio Pilato ne sarebbe il sepolcro…ma non abbiamo prove storiche a riguardo”*
L’uomo vuole arrivare a quel lago in cui si dice giaccia il corpo morto di Ponzio Pilato. Anche lui, come Pilato, è protagonista di una leggenda che lo vuole in fondo ad un lago, ma la sua è una leggenda intrisa di sangue versato dalla sua scorta, quasi due mesi prima cinque persone della sua scorta sono state massacrate. Inoltre lui non se n’era lavato la mani, tutt’altro. L’uomo vuole chiedere spiegazioni a Pilato che se ne è lavato le mani una volta di troppo, vuole cercare di farsi spiegare perché tanto odio e indifferenza dell’uomo contro l’uomo. Perché?
L’uomo è in fuga dall’eterna palude di uno Stato gestito da cripto-golpisti e reclama la vendetta di ogni sincero democratico, l’ultima speranza di riscatto ormai rimasta e troppo a lungo costretta in prigionia. Nello zaino ha una copia di “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu e nel cuore una nuova convinzione. La via alle montagne è la via di chi vuole difendere strenuamente qualcosa. L’uomo sa che poteva essere morto, ma sa anche che è sopravvissuto e non ha nulla da perdere.
*citazioni tratte da “Fermo!”, traccia inclusa nell’album “Bachelite”, Offlaga Disco Pax
domenica 28 settembre 2008
Alle prese con un verde anagramma
stesse rotolando come un sasso sbattuto sulla battigia.

Sempre le stesse cose, ripetute. Succede agli artisti maturi che non sanno rinnovarsi.
Ed invece spezzo una lancia a suo favore. Ha ancora molto da dare e sta ancora studiando molto. In questo momento si trova incastrato in una sorta di anagramma musicale. Perso insomma tra Tenco e Conte, Luigi e Paolo. Dal primo prende le parole e la poesia, dal secondo musica e impulsi. L'ascolto dell'ultimo singolo tratto da Safari me l'ha confermato.
venerdì 26 settembre 2008
Dove sta la poesia? (Sono serate come quella)
“La poesia -
Ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so
e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.”
(Wisława Szymborska, 'Ad alcuni piace la poesia')
La virtualità abitua ad avere un corpo etereo e ciascuno ha mille facce, mille canali di espressioni, mille chiavi. Proiezioni mentali di e su quel mistero variamente articolato che si chiama corpo umano e che innerva di tessuti spugnosi e cartilaginei e tutti i flussi di coscienza che avvengono al suo interno. Ma questo corpo carnoso c’è e a volte si fa di piombo: sempre più spesso mi manca la danza leggera dell’organismo, la coordinazione necessaria per non sentirmi troppo vecchio e il far combaciare una testa veloce a un corpo che si attarda.
Sono serate come quella di ieri che segnano il tempo. Quando senti che gli ingranaggi astrali del tempo stanno girando. Ho visto spesso quegli ingranaggi girare, quando c’era un cielo terso e spazzato dal vento, soprattutto di sera o di mattina. Sin da piccolo: erano momenti in cui focalizzavo il tempo che passava, come se in quel momento crescesse un altro anello intorno al mio fusto di albero o come se una pagina del mio libro girasse proprio in quel momento. Il vento ne era il fruscio ed io ero capace di vederne il lento approssimarsi al punto di non ritorno, con la pagina a girare per sempre su cose, situazioni e persone. O forse non vedevo affatto ma mi accorgevo che un altro anello di legno mi dava un grado in più di resistenza e cinismo nei confronti della passione che accade, continuamente.
Ma ieri sera li ho visti girare - di uno scatto improvviso e quasi scomposto di scure che recide il legno - al buio sotto la pioggia, nel cuore di una città che scoppia di tumori (sociali, urbani, architettonici) e che si rifà il trucco aspettando il prossimo cliente, mentre monta le barricate della prossima occupazione. Li ho visti e non sono stato più sicuro di nulla; e non avevo parole adeguate per catturarne il movimento. Giravano silenti e questo mi spezzava le vene nei polsi. Non avevo mai avuto a che fare con una pagina senza il suo fruscio caratteristico. E allora m’è venuta la paura di aver perso centinaia o migliaia di pagine nel loro scorrere, magari quelle hanno continuato incessantemente a girare - anzi, sicuramente l’hanno fatto - ed io sono restato davanti a vecchi scenari.
Allora sono rimasto fermo davanti a un’emozione - in cui mi riconoscevo molto più di quello che avrei voluto ammettere - che aveva bloccato tutti i dotti di movimento e parola. Mi sono sentito incapace: di muovere anche solo un dito, quasi paralizzato davanti a ciò che succedeva. Senza danza. E incapace di esprimermi, quasi ottuso davanti a ciò che mi scorreva davanti. Senza poesia.
Mi sono chiesto dove stia la poesia, danza di parole, se non si scioglie il ghiaccio dentro di sé quando la vita accade. Mi sono chiesto dove stia quel ragazzo che scrive così bene, quando ci si mette, se non riesce a comandare a un muscolo di prendere penna e foglio di carta. Ho sentito quanto mi manca la poesia, ieri sera. Mi è mancata e mi manca, per l’atto stesso di scavare la parola, intagliare il legno del significato, farla diventare paratia contro il vuoto ed evocare, a volte, il suo contrario.
Dove sta la poesia? So che, se mi guardo dentro, ce n’è un mare. Ce n’è sempre stata.
Vittorio Zambardino ha il gusto degli altri.
In questo articolo su Repubblica, il cui Post Scriptum vale come esortazione a perseguire il carattere sociale del mestiere del giornalismo, ZetaVu ci parla di Facebook (fB, per gli amici).
Vittorio Zambardino è mio amico. Spero a breve.
giovedì 25 settembre 2008
Syntactic Sugar
Lo zucchero sintattico è formato da tutte quelle aggiunte alla sintassi di un linguaggio di programmazione che rendono più leggibile il codice di detto linguaggio, senza alterarne le funzionalità e le possibilità.
Questa paginetta di Wikipedia fornisce alcuni esempi.
"Can you pass me the sugar, honey?"
Auguri Presidente, 112 di questi anni!
Caro Presidente,Mentre lei reggeva la Coppa quel mitico giorno 11 Luglio 1982 io mi aggiravo, decenne, per le strade della mia città con mestolo e pentola a partecipare all’ottenebrazione nazionale per un mondiale di calcio che ci elevava – solo per un attimo - da una situazione socio-economica spaventosa.
In quello stesso momento uno al quale non sono degno di allacciare i sandali si aggirava nel ventre della propria madre, impaziente di nascere - di nascere nel suo stesso giorno di genetliaco, caro Presidente – per raccogliere lo stesso spirito che Lei ha sempre dimostrato di avere. Combattivo, sobrio, attento alla sfera sociale, tenace. E innamorato della vita.
Lei è stata un’icona dell’Antifascismo, della Resistenza, dell’understatement che non esiste più in questa politica sempre più chiacchierata e sempre meno agita, in questa politica schiacciata dagli abusi di potere e di gente infame che non sa che cos’è il dolore.
Una speranza c’è. La porta avanti questo nostro comune amico che La celebra in ogni compleanno dedicando la propria festa alla Sua figura. Quindi auguri, caro Presidente, per il suo 112° compleanno e Auguri, caro Ramino, per il tuo 26° anno. In queste parole si rispecchia in toto il Vostro pensiero.
“Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. Se il prezzo fosse la libertà, io questa riforma la respingerei. [...]
Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli?
Questo non è un uomo libero. [...]
Questa non è la libertà che intendo io."
(Sandro Pertini. Intervista CESP)
(Auguri Ramino!)
lunedì 22 settembre 2008
Vicini di casa. Su AllTop.
Sarò ad un corso, per due giorni. Potete rimettervi in pari con i miei vecchi post…
Citofonare AllTop. In fondo alla pagina a sinistra...
I pollastri della Terra.
Una risposta, generica e non punto-punto, ai commenti di Max.
Max,
il sistema è complesso, ne parlavamo tempo fa, ma il Neo-Luddismo non è un’opzione. Non è un’opzione “spaccare la macchina che ci ruba il lavoro” oppure, in chiave attuale, “rompere la tecnologia che ci controlla”. Io non credo nella tecnologia come forma suprema di conoscenza umana. E non credo che possa assurgere a fointe di controllo assoluto. Tendo a smitizzarla: è solo un mezzo - l’ennesimo - e bisogna cercare di capirlo ed usarlo.
Sono pessimista quanto te, e forse più di te, sulla capacità di creare gruppi umani coesi e solidali. Sono convinto che iscritta in ogni uomo - in quanto animale sociale - ci sia la volontà di controllare gli altri. Di ucciderli, se si oppongono al suo disegno. Il mio ragionamento, molto limitato e ignorante, mi porta a pensare che è in ragione di un’opposizione di “forze di controllo” che si contrastano che il sistema sociale resta in equilibrio.
Dicevamo che i cicli della conoscenza della razza umana fanno sì che ogni qualche millennio l’uomo scordi quanto aveva imparato e torni a impararlo, in forme nuove. Dovevo scrivere qualcosa sui cicli della conoscenza, lo so; gli appunti di quella sera li ho nel libro ”Mani” di P.L. Fermor che mi riconsegnasti, a tenere il segno sul capitolo “Icone”. Ma è troppo complesso per me, non ho tempo di elaborare a dovere quegli appunti ora. Il concetto è questo: in questo preciso momento, un picco spaventoso di tecnologia corrisponde all’acuirsi di un’ignoranza di base degli utenti sui contenuti della tecnologia. Riguardo questa complessità, mi viene da pensare che l’uomo singolo abbia il dovere di imparare quanto più possibile e non demandare ad altri il farlo (pensiero che è la base su cui si regge questo blog indegno, ma pur sempre un tentativo di capire).
E a proposito di “icone”, proprio di questi tempi la religione sta riprendendosi spazio nell’immaginario collettivo. Proprio così che il B16 può fare una tirata indiavolata sul sindacalista nella vigna del Signore. Il loro prossimo passo sarà di sparare a chi si oppone alla volontà del padrone. Contro questa visione fideistica del mondo, ci resta una sola opzione. Ci arriva da Karl Marx che l’ha testimoniato per tutta la sua vita di studi: bisogna avere un atteggiamento scientifico e razionale nell’affrontare tutte le questioni. Magari i risultati e l’applicazione di questo atteggiamento sono fallaci. Ma non ci si può buttare sul credere in qualcosa. Bisogna capire. La religione è l’oppio dei popoli, ma lo è anche tifare accanitamente per una squadra e credere alle statistiche sulla popolarità del premier. Forme di oppio, come creare allarmi sociali oppure dire che la camorra non esiste. E’ un modo per attutire le capacità di comprensione e di raziocinio della gente che alla fine, per comodità, preferisce credere in qualcosa piuttosto che osservare, analizzare e arrivare a conclusioni personali; piuttosto che capire, appunto.
Il cloud computing è una risorsa condivisa sulla Rete. Vista con gli occhi della società industriale pre-Internet difficilmente gli si riconoscerà valore solo positivo: l’effetto percepito è quello di spostare il lavoro laddove costa meno. Ma, d’altro canto, tutto ciò che ci viene dato (spazio, connessione, strumenti) ci offre la possibilità di esprimere il nostro pensiero (cosa che prima era impossibile) e la possibilità di “rinnovare se stessi”. E’ una questione di mettersi in gioco.
Nel caso più specifico di YubiKey, il codice di sicurezza è generato “nella nuvola” ogni volta che schiacci il pulsante con l’anello verde. E’ una sicurezza in più in quanto usi il codice generato con crittografia e con tantissimi caratteri (e che vale per qualche secondo) in concomitanza con la password. L’hacker, in questo caso, dovrebbe tenderti un agguato in rete, aspettando che tu generi il codicillo, rubartelo e usarlo insieme alla tua password. Comunque il punto non è questo, potrebbe anche succedere che qualcuno ti tenda imboscate in rete, forse già lo fanno.
Il punto è che non si può ributtare tutta la tecnologia perché essa tutto controlla: sarebbe consegnarsi a essa, mani e piedi incatenati. Siccome non siamo chierici timorati di dio del Medio Evo, si deve cercare di capire quanto più possibile, ribattere colpo su colpo, creare gruppi di contro-controllo se è questo di cui si sente il bisogno, criticare l’utilizzo del mezzo cercando sempre di essere costruttivi. In una parola, usarla. Bisogna evitare di diventare cinici e pensare che dietro sia tutto determinato, al peggio. Bisogna capirla e usarla per fare ciò che ci sembra giusto.
Partiamo dal presupposto che già ci controllano. Non nel virtuale ma nel reale. Non credo che con la tecnologia delle comunicazioni i potenti della Terra potranno attorniarsi di “nuovi scribi”, di una casta tecnologica che possegga tutte le conoscenze della nuova scrittura, facendo rimanere nel buio e nell’ignoranza miliardi di utenti. Alla fine, sarebbe per loro anti-economico. Si accontenteranno di realizzare un buon sistema di controllo nelle maglie del quale si potrà sempre infilare qualche mistico, forse un aviatore.
Nel ventunesimo secolo - un Medio Evo di cui le Torri Gemelle rappresentano solo l’inizio e non la fase acuta - si ritorna a un mondo più piccolo, più locale. E’ tornato lo Zar, è tornata l’ETA a colpire, sono tornate le tensioni nel Caucaso, il Kosovo indipendente, il “piano Marshall per l’economia” e la fede razionale per Obama mentre in Italia tutto è fermo e si fa una campagna propagandistica ispirata dal “dulce et decorum est pro patria mori”.
In questo mondo un po’ retrò, la Rete è solo un mezzo; non è completamente libero e non ci viaggia la verità assoluta (ma nemmeno il male assoluto, aggiungo). E’ per questo che dobbiamo capirne le logiche, per distinguere, per discernere. Solo cercando di star dietro alle sue logiche, potremo realizzare una paratia adatta a contenere spinte tecno-dirigiste. I pilastri della Terra stanno nella mente di ciascuno di noi, in cosa noi pensiamo di fare. I pollastri, sparsi ovunque.
In quanto alla Fidaty Card, non so più nemmeno dov’è, Caprotti si metta pure le dita nel naso per la disperazione*. All'adozione di detta Card, anch’io ribollivo di sdegno per il controllo cui mi si sottoponeva, ma ho capito che non è molto diverso dal rovistare nella mia spazatura. Ora vado spesso al Vulcano di Sesto San Giovanni, piccola (neanche tanto) Pietroburgo dove una gestione assassina del territorio e delle aree dismesse ha lasciato in mano agli Zar immobiliaristi. E la carta che ho è azzurra…segno dei tempi.
Sai cosa mi intristisce realmente? Vedere Vladimir Luxuria - all’Isola dei Famosi, ma non perché guardo l’Isola dei Famosi… nello zapping sono rimpasto impietrito a vedermela lì – discettare su quanto sia differente trovarsi il pesce pulito e cucinato al ristorante o pescarlo con le proprie mani. Questo proprio non so capirlo: Che razza di speranza può esserci nel mondo reale? A chi avevamo dato mandato? Chi ci rappresentava? Questa discettazione filosofica (e la sua presenza lì) è frutto della disillusione post-sconfitta oppure è una precisa tattica extraparlamentare del PRC per mandare militanti nell’immaginario collettivo? E questa non è tristezza percepita. E’ reale.
“La verità vi renderà liberi solo quando avrà finito con voi.” D.F. WALLACE
venerdì 19 settembre 2008
David Foster Wallace

“Tutto ciò che è un fallimento è anche una vittoria”
Far Web
Come nell'epoca del "Go West!", entrare nella dimensione Internet fornisce l'occasione di costruirsi una nuova
identità, offre grandi opportunità per chi si mette in gioco, attua una ridefinizione delle regole sociali del gioco,
dà adito a sfide all'Ok Corral e sputtanamenti globali che resteranno mitici (come è successo nel caso di Barbara
e del Carrefour di Assago... quantomeno registrati nelle
statistiche di Google).
La frontiera del Far Web mette al centro l'individuo: avere una nuova identità non significa eludere quella vecchia eunplugged ma piuttosto valorizzare le proprie qualità e fare nuove esperienze. Rinnovarsi.
Come al solito, i governi sono distanti da tutto questo e ottusi sui temi vivi e caldi che la rete proprone.
Nonostante questo, oppure soprattutto per questo, Go Web!
mercoledì 17 settembre 2008
Tribù virali, su ChangeThis.
Nel suo ultimo Manifesto ChangeThis (50.01 Tribes), Seth Godin dice che per iniziare a vendere il proprio libro, un autore ne deve vendere almeno uno. L’approccio è simile a quello di David Meerman Scott che, nel suo Manifesto (45.03 WordMouse), basa lo sviluppo di una campagna pubblicitaria virale su un passaparola “qualificato”, facendolo iniziare da poche persone. Il caso illustrato da Scott è fantastico, leggere anche solo le prime due o tre pagine del suo Manifesto è illuminante.
Il punto di convergenza forte tra i due documenti è che nel caso della vendita del libro, la persona deve avere fortemente fiducia nell’autore. Nel caso della campagna pubblicitaria, le persone devono avere fortemente fiducia nel prodotto da pubblicizzare. Solo creando una forte coesione tra il prodotto e chi lo veicola, può generarsi un meccanismo virtuoso di diffusione del prodotto.
E il prodotto, va da sé, deve avere qualcosa da dire… altrimenti non c’è fiducia che tenga.
*** ChangeThis Newsletter N.50, 50.01 How to Sell a Book ***
(Via ChangeThis)
Fico!!! Ma Chi?
Adesso anche chi si è appena introdotto (intrufolato?) nel mondo del lavoro, reclama il suo milione di Euro! E fa notizia (quindi inizia da subito a guadagnare in pubblicità)
I nostri vecchi dicevano pure "Tira puse’ un pel de pota che cent cavai che trota". Altro che meritocrazia, qui siamo nel paese dei balocchi (e che l'abbia fatto anche un'australiana non toglie alla notizia un senso di tristezza infinita).
Spedire i dinosauri sulle nuvole
In un articolo notevole per chiarezza di visione(qui in .PDF) Paul Hofmann dei SAP Labs di Palo Alto mette a confronto una tecnologia matura - quella degli Enterprise Resource-Planning (ERP) - con quella più dinamica relativa dei social media; e quella dello sviluppo di processori, di per sé matura ma che deve trovare nuove strade per ovviare alla sua natura limitata.
La tesi di Paul Hofmann è che i sistemi ERP, mastodontici, si dovranno per forza adattare o morire. Paul propende per la prima soluzione e ci illustra come l’adattamento passerà per cloud computing, SOA, social web e una potenza di fuoco informatico molto maggiore (da 10 a 100 processori per server previsti nel 2010 e una memoria disponibile di 100 TeraByte).
In questo post invece Dennis Howlett ci parla dell’ESME Enterprise Social Media Experiment. L’idea che sta dietro a questo progetto è semplice: “The idea was simple. Take the concepts behind Twitter and apply them to business process problems that occur inside the enterprise”
Via SAP Developer Network
martedì 16 settembre 2008
Did you know what YubiKey stands for?
I was lurking in the SDN site searching something to give a look at and I found that in ABAP there is a new class for YubiKey authentication developed by Gregor Wolf. Read more on his SDN blog or visit the dedicated Google page.

But, anyway, what Yubikey is? What is supposed to do?
The YubiKey is a tiny USB device that gets recognized as a keyboard by the operating system. By touching the green glowing circle it issues a 128-bit AES encrypted one-time-password (OTP) which is inserted where your cursor was placed.
Get the Netcast about Yubikey, from Security Now
Visit Yubico AB
lunedì 15 settembre 2008
Collisions ( The whole series )

1st, 2nd, 3rd, 4th and 5th part.
Ho pianto. Dal dolore. Al Carrefour di Assago.
Solidarietà a Barbara e al suo bimbo di quattro anni.
Pubblico il testo della lettera che potete leggere e commentare soprattutto qui . Fate conoscere a tutti quanto successo e a comunicate la vostra indignazione alla casella di posta elettronica servizioclienti@carrefour.com.
Email che fanno male.
Alla CA. Gentile Direzione Carrefour di Assago
Mi chiamo Barbara e sono la mamma orgogliosa di un bambino autistico di quattro anni.
Nel Vostro sito, leggo della Vostra missione e soprattutto del Vostro impegno nel sociale.
“La nostra capacità di integrarci con il territorio in cui siamo presenti, di comunicare con le istituzioni locali e di sostenere progetti sociali e associazioni umanitarie si riscontra attraverso azioni concrete:
• Finanziamento della ricerca contro alcune malattie del XXI secolo
• Sostegno alla giornata nazionale indetta dal Banco Alimentare per la raccolta di generi alimentari
• Sostegno di iniziative umanitarie di vario tipo”
Lasciatemi dire che oggi nel punto vendita di Assago avete sfiorato la discriminazione punibile per legge.
Era previsto un evento che mio figlio aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del film Cars.
Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA VOI, oggi l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. Vista la posizione di Saetta, ci siamo avvicinati per fare una foto. Click, click, click, bimbo sorridente a lato della macchina. Avevate previsto un fotografo, sui sessant’anni, sembrava un rassicurante nonno con una digitale da 2000 euro, collegata a un pc dove un quarantacinquenne calvo digitalizzava un volantino carinissimo con le foto dei bimbi di fronte a Saetta, stampate all’interno della griglia di un finto giornale d’auto. Una copertina, insomma, che i bimbi chiedevano a gran voce e avrebbero poi incorniciato in una delle costose cornici in vendita nel Vostro reparto bricolage. Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? Semplice, lo avrei capito dopo poco.
Attendo il turno di mio figlio, con estrema pazienza, e senza disturbare nessuno. Ci saranno stati una ventina di bambini, non di più. Non cento, una ventina.
Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l’obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te” Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…” “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!” Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” e il vostro Omino del Computer, ridendo “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!”
Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare. A nulla valgono le imbarazzate scuse della guardia giurata,che poco prima aveva tranquillamente familiarizzato con mio figlio. L’umiliazione che è stata data dai Vostri incaricati, che avrebbero dovuto lavorare con i bambini, a un piccolo di quattro anni che ha la sfortuna di avere una sindrome che poco gli fa avere contatto visivo con il resto del mondo e non lo fa parlare, è stata una cosa lacerante. In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato, deriso, leso nella propria dignità di bambino non neurotipico. Una signorina, con la Vostra tshirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente“.
Son stata talmente male da non riuscire a reagire, ho dovuto uscire all’aria aperta, con il bambino piangente, per prendere fiato dopo tanta umiliazione.
Ho pianto. Dal dolore.
Questo è l’articolo 2 comma 4 della legge 67 del 1 Marzo 2006, a tutela dei soggetti portatori di handicap:
-Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.
Vorrei sapere come intendete agire, se con una scrollata di spalle come i Vostri dipendenti, di fronte a un trauma che avete fatto subire ad un bambino che già dalla vita è messo ogni giorno a dura prova.
Manderò questa mail in copia alla segreteria dell’onorevole Carfagna, e alla redazione di Striscia la Notizia, oltre a pubblicarla sul mio sito personale.
Tacere non ha senso, e ancora minor senso hanno le umiliazione che io e mio figlio abbiamo subito oggi.
Firma.
venerdì 12 settembre 2008
Blogtituzione
In Società Digitale Giuseppe Granieri dice che, riguardo Internet - siamo paragonabili ad esseri primitivi che stanno affrontando i primi passi in una nuova era. Quella digitale. Nuove pratiche di produzione e condivisione delle informazioni su Internet stanno radicalmente cambiando le basi su cui si fonda la società umana.
Per capire quanto sia profondamente vero, basta leggere un articolo dell’Espresso riguardante la prostituzione che batte strade digitali.
Cito dall'articolo:
"Quelli che ancora oggi discutono se riaprire o no le case chiuse forse dovrebbero farsi un giro su qualche blog, tipo Ioprostituta, Dolce Alexia o Scopopagando. Probabilmente si accorgerebbero di quanto sia grottesco il dibattito italiano sulla legge Merlin - roba del 1958 - mentre la prostituzione è sempre di più da un'altra parte. In Internet, ovviamente, ma soprattutto nel Web 2.0: quello fatto di blog, interattività, scambi di pareri, recensioni e così via."
Slashdot Effect
Lo Slashdot Effect capita quando un sito popolare (ad esempio /.) ne cita uno più piccolo, fornendo un link per accedervi.
Gli utenti del sito popolare - seguendo il link - si affollano a visitare il sito piccolo causandogli traffico intenso e, in genere, un conseguente rallentamento delle attività.
Slashdot (en/it) è un sito lanciato nel Settembre 1997.
Luca (tramite Luigi) mi ha ispirato l’idea di metter su un angolo di formazione - in forma di glossario - che io metto a disposizione di chi è curioso come me di capire un po’ di più questo mondo.
( Questa è la prima voce del Glossario. Suggeritemi termini web-related su cui volete saperne di più. Cercherò di soddisfare le vostre curiosità )
giovedì 11 settembre 2008
One poster, two candidates.
One says: "HOPE". The other one: "Bob Hope". One remembers us of September 11. The other one, of Vietnam.
(Thanks to Twitter/Guy kawasaki for the idea)
mercoledì 10 settembre 2008
Il vero buco nero? la Cina.

Il vero buco nero l'uomo l'ha già creato. Non in fisica, ma in geopolitica. Cioè, voglio dire... dopo il tam-tam mediatico prima e nel corso delle Olimpiadi; dopo il tanto gridare contro; dopo le dichiarazioni di intenti sui diritti civili; ad oggi, dove è finita la Cina, quel gigante da due miliardi di persone? Dove se n’è volato, quell’enorme mistero, con le proprie ali di seta?
Zot! Altro che 4 o 5 anni... al Cina è sparita in poco meno di un mese. Anzi, più che sparita per la precisione è tornata in quel sottobosco di relazioni economiche e politiche con il resto del mondo che al caratterizzano negli ultimi 20 anni. Diciamo da Tien An Men, che per la Cina è lo spartiacque contemporaneo tanto quanto le Torri Gemelle di sette anni fa lo sono per gli USA. E in un senso diametralmente opposto.
A me piacerebbe sapere:
Quali leve economiche ha in mano la Cina?
Quali ricatti da parte dell'Occidente deve subire?
Chi va in Cina (tutti...)?
Chi ci guadagna dall’ingresso della Cina?
Chi ci perde se non entra?
Non c'è troppa luce su Pechino e poca sul resto? Cosa si muove nell'ombra dei vicoli della città? E in quelli del paese?
Come stanno le grandi periferie agricole cinesi? Qual è il loro rapporto con il sistema centralista?
All'ortomercato di Pechino ci parcheggiano le Ferrari come succede a Milano?
Cosa dice (veramente) la gente di Cina?
E Internet?

Per chi fosse interessato, qui di seguito elenco alcune risorse Internet per approfondire la conoscenza della Cina.
Cina Oggi
Associazione Italia Cina
China.org
Zhongguo.org
China Economics Net / China Economics Blog
China Economic Review
China Briefing
The Economist Page on China
Beijing capital Int'l Airport
Libri sulla Cina.
Bobo e Sam mi dicono un gran bene di “Cina. Viaggio nell’Impero del futuro” di Rob Gifford.
Federico Rampini, autore di libri e articoli su Cindia.
Altri punti di vista.
*parafrasando una nota pubblicità della caramella Polo.
E' la fine del mondo!

Io vado a ritirarmi in cantina... Ho cibo per settimane. Ho del tonno Consorcio che è la fine del mondo.
Find it on PhDComics (via BoingBoing )
A proposito di cantina: Tom Cruise ammazza Tim Robbins, nel remake de "La Guerra dei Mondi", Vero?
Leggi: Best case and Worst Case Scenarios (via Wired.com )
martedì 9 settembre 2008
Facebot: Facing the Antisocial Networks
Una delle caratteristiche peculiari del mondo Social Networking è la possibilità (attuale e non remota) di perpetrare atti anti-sociali senza nemmeno accorgersene. Questo fatto si inserisce nel discorso più ampio del rapporto inversamente proporzionale tra l'aumento della complessità della tecnologia e la scarsa conoscenza che di essa ha in media l'utente (Absit iniuria verbis).
In tal senso gli owner di applicazioni su fB hanno una potenza di fuoco non indifferente, data alla piattaforma altamente distribuita a disposizione.
La guerra dei mondi tra Social e AntiSocial va anche a nozze con la legge #6 della Cloudonomics, a.k.a Von Clausewitz Law.
Lettura consigliata: "Antisocial Networks: Turning a Social Network into a Botnet" (link ad un file PDF) di E. Athanasopoulos et al.
lunedì 8 settembre 2008
Prima gli italiani!
Indietro di 80-90 anni, più o meno. La svolta verso l’Italia che non ci saremmo mai aspettati.
Il ministro (!) Alfano che dice che vuole buttare fuori gli stranieri extracomunitari dalle carceri italiane. Prima gli italiani. Ma come?!? Ma se il ministro Maroni li vuole mettere tutti dentro, gli stranieri extracomunitari!?! In realtà concordano tutt’e due che, alla fine della fiera, devono essere tutti espulsi. Anche Hamilton.
Intanto Gianni Alemanno accompagna la delegazione che ravviva la fiamma perenne nella Sala della Rimembranza al museo dell’Olocausto a Gerusalemme – Gianni è sempre stato sensibile alla fiamma – ma, nel contempo, dice che non se la sente di condannare in toto il fascismo. Per forza: ci perderebbe la faccia. Anzi, la faccetta nera. Avrà sentito dire che gli scimmioni che girano intorno al centro sociale Cuore Nero di Milano fanno abbastanza paura. A proposito di questi tre scimmioni con magliettina in coordinato, che a me ha fatto venire in mente i gelati Algida e il loro cuore di panna. Questi neri figuri si rifiutano di rilasciare dichiarazioni ma leggono un comunicato predefinito – come un qualsiasi ufficio stampa di una multinazionale - e farebbero rivoltare nella tomba Guillaume Faye ("Le systeme a tuer le peuple"): Più che attivisti nel (nazional)sociale, sembrano imprenditori pronti a sfondare nel mercato con la loro nuova idea a mezzo franchising.
E Veltroni che, a proposito di Gianni Alemanno, dice: "Ignora
Gramsci e Matteotti". E’ il minimo che gli si possa dire, ma forse più che ignorarli, il primo lo incarcererebbe e il secondo lo ammazzerebbe. Così, per esser più sicuro. Il più volpino di tutti (nel senso dell’aggettivo, in quanto alla fame di potere dovrei dire "volpone") è il Papa, che subodora la nuova situazione socio-politica italiana e si prepara a un nuovo Concordato. Ieri al TG hanno addirittura riesumato Vittorio Messori per commentare la nuova discesa in campo della Chiesa (E Berlusconi a dire "Santità, giochi con noi". Gli daranno la maglia n°33?). Ai tempi dei DiCO scrivevo così. Ora, a vedere questa Serva Italia, ho perso le parole.Quanto sembra lontano Gaetano Salvemini, citato da Mirella Sartori su Nazione Indiana, che dice : "Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà ma è la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto né in Italia né in nessun altro paese del mondo. Un clericale non arriverà mai a capire la distinzione fra peccato, quello che lui crede peccato, e delitto, quello che la legge secolare ha il compito di condannare come delitto. Il clericale punisce il peccato come fosse delitto e perdona il delitto come se fosse peccato. Perciò è necessario tener lontano i clericali dai governi dei paesi civili".
Un clericale, insomma, è troppo schiacciato dall’idea di Dio per governare gli uomini; e noi italiani siamo troppo schiacciati addosso a un clericale.
The 10 law of Cloudonomics

Do you speak & span?
venerdì 5 settembre 2008
Palin-Genesis
C’è un detto latino che recita “Homen Nomen”. In questo caso si applica a una donna. Questa donna è Sarah Palin. In greco antico “Palin” (pronunciato però PALIN e non PEILIN) significa “di nuovo” o “da capo”. Il nuovo, la novità.
Dal punto di vista della novità l’immagine di Sarah Palin si pone all’altezza di quella di Barack Obama, che ha torreggiato sopra McCain per settimane, indisturbato o quasi. E insieme la coppia trasversale Obama–Palin dà origine ad uno smottamento del sentire collettivo degli elettori americani, che si trovano davanti a una scelta forte; ad una rigenerazione.
McCain, nello scegliere Palin, ha agito con l’impulso del pilota di caccia per portare il suo jet da combattimento a livello di quello di Obama. Certo, forse è stata una risposta tardiva, ma c’è stata. Il veterano del Vietnam ha sfoderato un’arma letale (anche se non si è capito chi farà secco dei due, Barack o McCain stesso) perchè una donna che si definisce un pitbull con il rossetto sarebbe capace di tutto. Capace soprattutto di rimettere in discussione parecchi standard di comunicazione.
Sarah Palin è una donna capace di assomigliare alle donne d’America, con i loro difetti e i loro problemi familiari. Dio solo sa se Sarah Palin ha problemi familiari. Ma non molla. E una volta che si “sarà sbarazzata” di McCain, potrebbe essere la prima candidata donna alla presidenza degli Stati Uniti. Il primo candidato di colore l’hanno proposto i democratici, la prima candidata donna possono ben mettercela i repubblicani. Peccato che sia anti-abortista. Ma questo nel 2012, se nel frattempo Palin non verrà sommersa da scandali veri o artatamente creati.
Stavolta non finirà al conteggio delle schede delle ultime sezioni di una qualche Florida. Stavolta ci sarà uno stacco netto, percepibile verso i tre quarti di spoglio. Stavolta i candidati comunicano direttamente con lo stomaco degli elettori (Non importa se secondo me lo stacco sarà a favore di Obama; in fondo è una mia opinione che rispecchia un mio desiderio, ma chi può veramente dirlo?).

Se vogliamo parlare di immaginario collettivo, torniamo indietro di qualche mese. Parliamo di “Into the Wild” e dell’Alaska assurto a luogo naturale e selvaggio dove un uomo in lotta con se stesso cerca di inserirsi. Alla fine quell’uomo, Christopher McCandless, ci muore in Alaska. Ovviamente non si può fare un confronto diretto per via delle condizioni estreme in cui McCandless si è trovato.
Ma chi l’ha detto che balzare improvvisamente alla ribalta durante una campagna elettorale sia una condizione meno estrema? Sarah Palin viene dall’Alaska ed è una tipa tosta. L’Alaska diventa il contrafforte naturale contro l’avanzata dell’immagine di Obama in un ambito più sociale. L’America selvaggia (e da cristianizzare, aggiungerei) contro l’America dei diritti umani, due bei serbatoi di immaginario. Mi chiedo se l’elettorato che si è mosso di pancia e all’istante verso Palin non sia solo la punta dell’iceberg.
Johnsburg, Illinois
Ed invece, complici due sudamericani del palazzo attiguo, non solo mi sono svegliato nel cuore della notte, ma proprio alle 4 di mattina.
Allora ho provato a cercare notizie e impressioni sul discorso. Non avrei mai voluto leggere la frase di driver49: "Gee, John McCain sacrificed so much for our country, how can I not vote for him??? It's more compelling than Jesus dying for my sins!" - e tante altre che apparivano ogni tanto - ma la sensazione è stata di vivere il discorso in diretta.
Il discorso di McCain l'ho trovato qui.
E va dal:
"Thank you all very much. Tonight, I have a privilege given few Americans -- the privilege of accepting our party's nomination for President of the United States. And I accept it with gratitude, humility and confidence."
allo:
"Stand up, stand up, stand up and fight. Nothing is inevitable here. We're Americans, and we never give up. We never quit. We never hide from history. We make history. Thank you, and God Bless you."
- Nothing is inevitable here.
- It's seem Obama is inevitable
- ...maybe the pinhole burns are inevitable, according to Pink Floyd...
- Nope. Nothing but death, my son.
giovedì 4 settembre 2008
Chi non è uno sciocco elitista, scagli la prima pietra
"Vi sto chiedendo di credermi. Giuro che fino a tempo fa Obama non aveva quel pappagallo incanutito sulle spalle" (da una dichiarazione di un etilista pizzicato a girare sul sito dei democratici).
C'è stato l'improvviso uragano Sarah Palin e il Senatore Joe Biden, che non ha bisogno di presentazioni, mi è tornato in mente. Basta leggere la sua biografia per rendersi conto che la sua candidatura "non fa notizia" nel senso di Shannon di non produrre tanta "informazione" (o "sorpresa") quanta ne produce la candidatura delal controparte repubblicana.
Cavolo, però! Quei due democratici fanno una coppia talmente strana... Qui secondo me risiede l'informazione, la vera sorpresa... è un po' come se Magic Johnson e Larry Bird (monumenti elitisti del basket mondiale) giocassero nella stessa squadra!

La verità è che dalla coppia di nomi Obama-Biden si arriva fin troppo facilmente a Osama Bi(n La)den. Con un rebus a sostituzione più incastro.
See also: Altro Rebus sul tema
Archipelag Google
The beauty of it all is that you can go and find tons of infos about whatevere you want. You have all the information. Still, are you able to use it?
What Google Chrome represents, then?
You can go to the official presentation or...
... start a twitter dissection of "the body of the Chrome".
--> What Portfolio.com says about it.
mercoledì 3 settembre 2008
McPlanet of McApes

- Maybe to erase all the traces of the origins of her boss?
- Ahr ahr ahr… by the way… uhm… in Vietnam… he flew like a Cro-Magnon!
- Geeeeez… awful… gotta hear this… his grandfather… ahr ahr… his grandfather smashed down airplanes by his own hands.
In periferia - Out in the boondocks
Tra le innumerevoli (ma in realtà sono numerabili) opere di Isaac Asimov, la prima che io abbia mai letto è questo saggio divulgativo sulla ricerca della posizione della Terra all’interno dell’Universo. Notevole la professione di fede che vi fa l’autore riguardo la razionalità e la coerenza con cui ha sempre costruito le sue storie.
“Out in the boondocks” lo si può trovare tradotto da Laura Serra nell’edizione Urania 1005 (“Non svegliare il Gram che dorme” di Manly Wade Wellman) ed è una lettura breve e snella. Se qualcuno volesse approfondire in dettaglio può andare qui.
O qui.
O qui.
O qui.
Chi proprio non si contenesse più e volesse studiare, linko due Dipartimenti di Astronomia: TS e BO.
Ultim'ora 4 settembre 12:13.
martedì 2 settembre 2008
“…in this Country!?!?!?” – “Nope. In this WORLD!!”
[...]
Le cuffie in testa? Le mettiamo a Tiziana Ferrario

Indossavano le cuffie anti-rumore? Sembra di no, ma ora qualcuno potrebbe dire che troppa sicurezza sul lavoro fa male.
Della tragedia delle morti bianche in uno scenario di deregulation ferroviaria parlava tempo fa Ken Loach, in un suo film e lo ricorda Paolo Ferrero, segretario del Partito della Rifondazione Comunista. A proposito di PRC, Tiziana Ferrario, in un'intervista alla Betancourt su RaiDUE in occasione della sua visita al Papa, abbia fatto domande sui
contatti PRC-FARC alludendo (in maniera non troppo nascosta) al fatto che il PRC sostenga le FARC incondizionatamente e quasi si ponga come loro referente politico in Europa.
ci si comporta in democrazia; di come si possa partecipare a consultazioni democratiche e, anche se si è persa la
raprresentanza in Parlamento, accettare le regole del gioco.
lunedì 1 settembre 2008
Remembering Katrina, introducing Sarah

Ho l’impressione che McCain, mettendosi di fatto all’opposizione con la sua vice, possa iniziare a gridare ai quattro venti: “Piove, governo ladro!”.
Proponimenti di inizio anno
“You’ve got to find what you love. And that is as true for your work as it is for your lovers … If you haven’t found it yet, keep looking. Don’t settle. As with all matters of the heart, you’ll know when you find it.” - Steve Jobs in a Stanford commencement speech
Mentre mi inoltro nella lettura apocalittica (nel senso etimologico del termine) di "Zero Comments" (vedi post sotto), ho trovato questo interessante articoletto - tratto da Zen Habits - riguardante lavoro e passione.
Ora devo trovare il coraggio di seguirne i dettami.



